| Cannibalismo ed evoluzione - Un'ipotesi
sull'origine della coscienza
Nessuno
finora aveva colto come molti fenomeni inquietanti che appaiono
quotidianamente sotto i nostri occhi, come la pedofilia e le brutalità
contro i bambini, le perversioni sessuali, i delitti "immotivati"
all'interno delle famiglie e delle coppie, possano essere reinterpretati
in una chiave che ci riporta indietro di decine di migliaia di
anni, e che ha a che fare con il cannibalismo.
L'autore, coniugando in un'ottica neo-darwiniana numerose conoscenze
che riguardano l'uomo, la sua biologia, la sua storia, il suo
sviluppo psicologico e quello antropologico, propone una originalissima
ipotesi per spiegare la nascita della coscienza.
Secondo l'autore, dopo un misterioso evento catastrofico, i nostri
antenati, per sopravvivere alla penuria di cibo, dettero corso
al cannibalismo. Un vento che mise in pericolo la specie umana
e al quale la femmina reagì per prima, salvandola.
In questo libro avvincente e terribile, la "solitudine"
della nostra specie, il mistero delle malattie mentali, e molte
forme di predazione dell'uomo sull'uomo, vengono viste come tracce
di questo "evento originario": una spietata auto-selezione
cannibalica della specie, che eliminò chi non era ricettivo
sessualmente e chi non sapeva parlare.
Una sua traccia inquietante sono le malattie mentali, con le
loro voci di allarme e di persecuzione. L'ultima tappa dell'evoluzione
umana è stata infine l'autocoscienza: una "malattia
mentale" anch'essa, perché accompagnata dal tormento
della coscienza del pericolo e dal dolore della colpa, ma anche
dalla capacità di autocontrollo e di libera scelta.
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